sito del coordinatore nazionale FEDER.CASA danilo di lorenzo

notiziario FEDER CASA

Sommario

·         I costi delle abitazioni

·         I dieci comuni italiani che …

·         Confedilizia: 40.000 abitazioni in affitto


Altre informazioni

1  Notizie dalle Regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania,  Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Veneto


Notiziario diella FEDER.CASA Sindacato Nazionale Inquilinie

Numero 1•Ed.9

Gennaio  2009

 FEDER.CASA


C’è bisogno di case in affitto!

 


In sette anni i costi per l'abitazione sono lievitati tra il 35 e il 72%. Un appartamento di 90 metri quadrati in affitto tra luce, gas e canone richiede almeno 1.458,40 euro di spesa al mese. Lo stesso appartamento ''costa'' 989,40 euro mensili - rate mutuo comprese - se e' di proprieta'. A fotografare i costi per mantenere una casa e' l'osservatorio di Federconsumatori che ha analizzato i costi tra il 2001 e il 2008. Dallo studio emergono anche alcune curiosita' in controtendenza: i soli canoni di affitto, tra il 2007 e il 2008 hanno registrato una gelata: dai 1.113 euro richiesti l'anno scorso si e' scesi ai 1.090 euro di quest'anno. Per i proprietari, a fronte di un aumento delle rate del mutuo, si registra il venir meno dell'Ici sulla prima casa.
Sette anni fa, affitto e spese si attestavano a 848,65 euro al mese; per i proprietari invece i costi delle utenze e quelli del mutuo arrivavano a quota 730,55 euro. In sette anni la forbice si e' allargata e la soluzione di vivere in affitto si e' rivelata sconveniente con un aumento del 72%, imputabile quasi del tutto all'aumento del canone che e' quasi raddoppiato passando da 600 a 1.100 euro.

Piu' contenuto, invece, l'incremento per chi ha la casa di proprieta': i costi sono lievitati ''solo'' del 35%, con le rate del mutuo passate da 450 a 600 euro. Naturalmente si tratta di una media. E' la stessa Federconsumatori a segnalare che, nel 2006, per chi aveva il tasso variabile, si sono segnati aumenti fino a 200 euro mensili e solo ora si vede un rallentamento. L'ampliarsi della forbice tra casa in affitto e di proprieta' e' dovuto alla crescita dispari di mutui e affitti ma anche delle altre spese. Il condominio e' lievitato, in sette anni, del 74% (da 43 a 75 euro), le spese del riscaldamento del 54% (da 81 a 125 euro), l'elettricita' del 64% (da 28 a 46 euro), il gas del 40% (da 25 a 35 euro), la nettezza urbana del 79% (da 15 a 26,90 euro), i servizi idrici del 50% (da 16 a 24 euro). Uniche spese in calo sono il telefono, che con la liberalizzazione del mercato e' sceso del 7% (da 27 a 25 euro) e, dall'anno scorso, l'Ici per i proprietari della prima casa.

 

 

Sono dieci i comuni italiani che hanno bandito un concorso per l’assegnazione di alloggi popolari che prevedono espressamente i connazionali residenti all’estero – iscritti negli elenchi dei rispettivi Aire – quali cittadini che possono presentare domanda.

Per nove di essi non è ancora scaduto il termine di presentazione: si tratta dei comuni di Olivadi, in provincia di Catanzaro, (scadenza 12 febbraio); Conegliano, in provincia di Treviso (scadenza il 17 gennaio); San Godenzo, in provincia di Firenze (scadenza il 4 marzo); Casalvecchio di Puglia, in provincia di Foggia (scadenza il 25 gennaio); Bibbona, in provincia di Livorno (scadenza il 20 marzo); Montieri, in provincia di Grosseto (scadenza il 5 febbraio); Castiglione della Pescaia, in provincia di Grosseto (scadenza il 22 marzo); Volpiano, in provincia di Torino (scadenza il 14 febbraio); e Settimo Torinese, in provincia di Torino (scadenza il 16 febbraio).
I rispettivi bandi sono disponibili online sui siti ufficiali di ciascun comune.

 

È necessario destinare ad affitto le quasi 40mila abitazioni invendute in Italia. Lo afferma in una nota il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, sottolineando che "l'invenduto di immobili interesserebbe, secondo il Cresme, poco meno di 40mila abitazioni. Bisogna trovare il modo, come ha fatto in Spagna il governo Zapatero, che vengano date in affitto. Si raggiungerebbero - sostiene Sforza Fogliani - due obiettivi in uno: rendere subito disponibili unità abitative dove ce n'è bisogno e non sprecare ulteriori risorse e ulteriore terreno libero per costruire immobili che saranno pronti nel giro di anni, nel frattempo fornendo l'occasione per nuovi blocchi di sfratti".

"Questo piano casa, già pronto e solo da attuare - evidenzia il presidente di Confedilizia - richiede l'intervento dello Stato per certe zone e degli enti locali in altre. Nelle grandi aree metropolitane, dovrebbe essere lo Stato a garantire i proprietari dai rischi di morosità, mentre nei Comuni capoluogo di provincia, o comunque minori, dovrebbero intervenire gli enti locali con adeguati abbattimenti dell'Ici, così da incentivare l'offerta di locazione, ora condizionata dall'alta fiscalità (locale ed erariale) oltre che dall'inesistenza di una redditività da affitto". I contratti di locazione di questo piano casa "dovrebbero tutti essere stipulati secondo il modello contrattuale dei 'contratti agevolati' (cosiddetti 3+2), il cui canone è stabilito dalla Confedilizia in accordo con i sindacati degli inquilini".

 

Notizie dalle Regioni:

 

BASILICATA

 

POTENZA

Nel 2008 e' stato di circa 8,5 milioni di euro il sostegno concesso dalla Regione Basilicata per l'acquisto della prima casa (con 344 domande liquidate) nell'ambito dei programmi di edilizia residenziale pubblica agevolata: e' quanto scritto nella relazione sulle attivita' annuali dei dipartimenti regionali. Altri otto milioni sono stati liquidati nell'ambito degli incentivi alle cooperative edilizie e alle imprese di costruzione. Per l'edilizia residenziale pubblica sovvenzionata, invece, sono stati avviati interventi a Rionero in Vulture, Pignola (Potenza) e Policoro (Matera). Nel corso del 2008 sono anche stati sottoscritti accordi di programma per la realizzazione dei Programmi innovativi in ambito urbano, nel potentino, a Melfi (3,1 milioni di euro) e a San Severino Lucano (due milioni di euro) e del programma di recupero del rione Cappuccini di Matera (516 mila euro). Nell'ultimo anno, infine, sono state previste nuove risorse (circa 3,5 milioni di euro) per il Piano di interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici, a cui si aggiungono 16 milioni per l'adeguamento alle norme antisismiche.

 

CAMPANIA

 

Benevento - Alloggi popolari, ecco il piano

La realizzazione degli interventi di edilizia residenziale pubblica (Edilizia agevolata per trecento alloggi) a Benevento e la riqualificazione dell’intero quartiere Capodimonte. Sono le caratteristiche del progetto che sarà presentato dal presidente dell’Istituto autonomo case popolari (Iacp) del capoluogo sannita, Umberto Del Basso De Caro, l’8 gennaio, alle ore 17, presso la sala espositiva di palazzo Paolo V al corso Garibaldi. L’iniziativa segue lo stanziamento di 8 milioni di euro per l'Iacp di Benevento da parte della Regione Campania

 

ATER DEL LAZIO

 

Il dato è che il centrosinistra, (le nomine dei Cda Ater risalgono al 2005), ha fatto man bassa e ha designato sette presidenti su sette: 6 del Pd e uno di Rifondazione Comunista. Nulla di inconsueto, sia chiaro, ma viene almeno il dubbio sul perché per gestire delle case popolari si debba procedere a delle nomine politiche e non tecniche. In un certo senso è come se l'indirizzo politico dettato dall'assessore competente non bastasse.
Al di là del principio, occorre comunque chiedersi se in tempi di crisi economica e di chiusura di ospedali non sia arrivato il caso di intervenire anche sul sistema delle Ater: 7 presidenti e 42 consiglieri di amministrazione. Un «baraccone» che, solo per gli stipendi dei Cda costa ai contribuenti laziali oltre cinquantamila euro al mese. Al quale occorre aggiungere un lungo elenco di spese per segreterie, personale dipendente, autisti, macchine, vigilanza 24 ore su 24 di alcune delle sedi. Ecco allora che i costi lievitano e arrivano a sfiorare 1,5 milioni di euro al mese.
In totale, le sette Ater laziali gestiscono circa 105 mila immobili, tra case, locali, negozi. Una bella cifra che «pesa» soprattutto su Roma (65mila alloggi) e la sua Provincia (oltre 11 mila alloggi). Quest'ultima pari solo a Latina (11 mila alloggi). Le altre Ater hanno gestioni molto più piccole: Rieti 7.750 alloggi; Viterbo 6.500; Rieti 4.500; Civitavecchia 400. Il problema non è dunque solo il costo delle dirigenze ma anche il fatto che la legge non prevede la proporzione tra la quantità di immobili da gestire e la quantità dei componenti dei consigli di amministrazione. Questo ha il paradossale effetto che il Cda di Ater Roma sia composto da sei consiglieri e un presidente, così come tutte le altre Ater. Ecco allora che ai sette presidenti seguono ben 42 consiglieri. Gli stipendi, almeno questo, sono invece proporzionati. Il presidente Ater Roma ha uno stipendio di circa 4.500 euro al mese, i membri del Cda di 1500 euro al mese. In Provincia la media scende a 2.500 euro al mese per il presidente e circa 900 euro a consigliere.
Ma i soldi non sono tutto. Le Ater sembrano essere sempre più delle piccole roccaforti di potere.
Ecco allora che a volte può accadere che si promuova a dirigente un dipendente. Per merito e curriculum certamente, ma appare assai curioso che la commissione Ater Provincia di Roma abbia promosso nell'ottobre 2007 un dipendente a responsabile dell'Agenzia Territoriale 2 (Guidonia). L'Agenzia infatti non è ancora nata. E c'è di più. Chi dovrebbe controllare e gestire, secondo le regole del «buon padre di famiglia», le case popolari può lasciarsi prendere la mano e commettere anche qualche piccolo abuso edilizio. Sembrerebbe infatti, che nei locali una volta adibiti per ospitare i cassoni dell'acqua della sede di via Ruggero di Lauria, sempre dell'Ater Provincia Roma, ci siano ora gli uffici del personale e la stanza utilizzata per le riunioni del Cda. I lavori, effettuati un anno e mezzo fa sono costati circa 150 mila euro e ora si sta accertando se si siano richieste le autorizzazioni necessarie e il cambio di destinazione d'uso.

 

FROSINONE

 

Dopo un'ampia discussione si è finalmente arrivati all'esame dell'ordine del giorno, tutto incentrato sull'urbanistica. L'assessore al ramo, Fernando Picchi, ha prima ricostruito l'iter amministrativo che ha portato all'approvazione del piano Peep, poi ha illustrato le quattro delibere, tutte di identica matrice, ai punti da 2 a 5 dell'odg. In pratica: due delibere relative all'assegnazione delle aree nell'area di via Mastruccia e altre due relative a via Ceccano. Interventi che prevedono la realizzazione di 700 nuove case in edilizia economica e popolare, attuando una "rivoluzione" urbanistica che però, come ha puntualizzato il sindaco Marini «Arriva con un ritardo di quasi quarant'anni». Le quattro delibere sono state approvate in blocco dalla sola maggioranza in serata, dopo ampi confronti, soprattutto sugli emendamenti: cinque sulla prima delibera, estesi a tutte, di cui tre del solo Pdl. L'ok è stato dato a due emendamenti del consigliere di maggioranza Ciotoli, uno dei quali relativo allo spostamento tra un'area edificabile e un'area a parcheggio su via Mària, dove l'agglomerato urbano è densamente abitato. Tre gli emendamenti del Pdl illustrati dal consigliere Gianfranco Pizzutelli: «Il primo prevede che tutti i soggetti assegnatari, prima del rilascio del permesso a costruire dovranno obbligatoriamente presentare un dettagliato capitolato d'appalto, con prezzi, tipologie di lavori e produrre fatturazioni per le varianti per ogni unità immobiliare realizzata. Questo per evitare fortissime speculazioni edilizie, come è successo in passato, e tutelare le fasce deboli». Il secondo emendamento prevedeva l'istituzione di una commissione speciale per controllare, oltre consuetudine, i prezzi; il terzo, la sostituzione del termine "disponibilità" dell'area con "proprietà". La seduta è stata sospesa per venti minuti in modo da consentire il confronto con il centrodestra: l'ok è arrivato sull'emendamento della rendicontazione, mentre la commissione che avrebbe dovuto essere speciale è stata semplicemente inserita in quella urbanistica, «no» all'emendamento sulla proprietà. Il Pdl ha quindi annunciato che avrebbe abbandonato l'aula: «Quello delle zone Peep è un argomento delicato - ha spiegato il consigliere Tagliaferri - si tratta di individuare aree dove far realizzare le nuove costruzioni. Siamo aperti all'indirizzo politico, ma non siamo d'accordo sul dove e come. Su 700 alloggi complessivi, l'Ater ne potrà realizzare solo 68. Non c'è nulla di sociale in questa operazione, non si fa l'interesse dei cittadini». Sulla stessa linea il consigliere Turriziani: «Non siamo contro la costruzione di nuove case, ma vogliamo che servano realmente ad abbattere i costi. Solo 62 case saranno costruite dall'Ater, il resto è potenzialmente una speculazione che deve essere adeguatamente controllata». Sulla questione l'assessore Picchi ha replicato: «Abbiamo assegnato all'Ater i lotti che ci ha richiesto, inoltre, l'Ater ha a disposizione lotti di riserva dove può costruire». Il sindaco Marini ha puntualizzato: «Si tratta di delibere importanti che avviano un percorso edilizio che si era interrotto da 40 anni. Su questa pratica importantissima, però, l'opposizione non c'è al momento del voto. Su tre emendamenti due sono stati accolti. Prendo atto che l'opposizione non vota». L'ok alle quattro delibere è arrivato dalla sola maggioranza, mentre l'opposizione è poi rientrata in aula garantendo, a questo punto, il numero legale ad una maggioranza rimasta in 16. Un "segnale" e una presenza che ha garantito l'ok alla quinta delibera relativa al recepimento della variante generale al Prt Asi.
 

REGIONE LOMBARDIA

 

Edilizia residenziale pubblica, cambiano le norme in Lombardia

La normativa in materia di edilizia residenziale pubblica cambia 4 leggi regionali della Lombardia sulla casa. Le nuove norme intendono stabilire inoltre che fino al 2011 non saranno applicati gli adeguamenti ISTAT per le classi meno abbienti (redditi netti fino a 9000 euro annui, 1200 euro netti per una famiglia di tre persone) mentre per quei nuclei fino a 14.000 euro la sospensione sarà esclusivamente il 2009. Vengono infine introdotte ulteriori tutele per i "redditi zero", con sussidi sociali riconosciuti da parte dei Comuni.

 "Le modifiche - ha spiegato il relatore Giovanni Bordoni - sono principalmente orientate a definire regole di governance conseguenti all'ingresso delle Aler nel sistema regionale sancito con la legge 30/2006. Non può essere caricato di valenze e significati che non esistono, come quello di essere una riforma dell'edilizia residenziale e in particolare delle Aler. Gli aumenti dei canoni della legge 27 e oggi modificati - ha continuato Bordoni - serviranno a garantire l'avvio di un mix sociale sugli alloggi di edilizia residenziale e ad aggiustare le previsioni della legge regionale sui canoni di locazione. Eventuali introiti superiori saranno destinati alla manutenzione e al recupero delle case popolari".

 
La situazione attuale
La legge 27/2007 ha suddiviso gli inquilini in 4 fasce, in base al parametro di reddito netto posseduto:
a) fascia di protezione (fino a 9000 euro);
b) di accesso (da 9001 a 14 mila euro);
c) di permanenza (da 14.001 a 28.000);
d) di decadenza (oltre 28 mila, quelli cioè che hanno raggiunto un reddito tale da non consentire la permanenza nelle case popolari).

Per le fasce di protezione il canone medio provinciale in Lombardia è compreso tra 47 e 67 euro al mese; per la seconda fascia tra 120 e 167 euro al mese; per l'area di permanenza tra 214 a 274 euro al mese e per la decadenza il canone medio provinciale è compreso tra 299 a 543 euro al mese.

Ad oggi circa 31 mila inquilini hanno avuto aumenti mensili di canone fino a 25 euro; 19 mila da 25 a 50; 11.782 hanno aumenti da 50 a 100 euro; 3200 hanno aumenti da 100 a 150 euro; 1700 oltre 150. Circa 19.000 inquilini hanno visto ridotto il loro canone d'affitto.
 
In sintesi, ad oggi circa 10500 inquilini pagano non oltre 20 euro al mese; 13000 una cifra compresa fra 20 e 50 euro; 18000 inquilini non superano i 100 euro; il canone d'affitto per 31000 inquilini è compreso tra 100 e 200 euro; per 13500 inquilini fra 200 e 300; per quasi 5000 il canone si attesta fra 300 e 400; solo 1800 inquilini pagano oltre 400 euro. Questo significa anche che 41500 inquilini pagano meno di tre euro al giorno per la propria casa, 44500 meno di 10 euro al giorno e 6700 più di 10 euro al giorno.
 

La nuova legge

Con le nuove norme, il canone degli alloggi Aler potrà subire modifiche fino al 20% , quelli dei Comuni fino al 30%, tenuto conto del tipo di alloggio e in particolare dello stato di manutenzione in cui si trova. Ai fini della verifica dei requisiti per la permanenza nell'alloggio non saranno conteggiati i patrimoni immobiliari o mobiliari (risparmi) fino a 25.000 euro.
Questo significa che non saranno dunque considerati ai fini della decadenza né risparmi né patrimoni immobiliari che abbiano un valore compreso in una franchigia di 25.000 euro. Allo stesso modo non saranno calcolate ai fini della decadenza le case possedute fuori dalla Provincia e le pensioni di invalidità.

 MILANO

                          

240 EURO DI AFFITTO ALL'ANNO PER I NUCLEI FAMIGLIARI IN DIFFICOLTÀ

Giovanni Verga: 'Saranno applicati canoni minimi per i più indigenti'

Una nuova delibera è stata recentemente approvata per ottemperare agli obblighi della legislazione regionale in materia di canoni di affitto e di gestione dell’edilizia residenziale pubblica. Il Comune ha cercato di rendere il canone di locazione correlato alle capacità reddituali delle famiglie milanesi, prendendo atto della riduzione del valore "reale" degli stipendi e dell'aumento, contestuale, dei  costi per gli affitti degli immobili.

“Ci siamo davvero battuti senza riserve per salvaguardare le fasce più deboli" – ha dichiarato l’assessore alla Casa
Giovanni Verga"Saranno infatti applicati canoni minimi per i più indigenti, tra coloro che sono nella fascia della protezione, che pagheranno 20 euro al mese. Si tratta di una garanzia molto importante per chi si trova realmente in difficoltà”.

Gli aumenti del canone non incideranno, pertanto, sulle famiglie più indigenti, per le quali la legge prevede diverse forme di tutela. Più precisamente il Comune ha diviso i nuclei familiari in base all’ISEE-erp (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) e ha elaborato 3 categorie:
1) i nuclei familiari con ISEE-erp inferiore a 4mila euro, che pagheranno un canone di soli 20 euro/mese;
2) i nuclei familiari dell’area della protezione, con ISEE-erp da 4001 a 9mila euro, che pagheranno un canone che non dovrà essere superiore al 36% del “valore locativo” (stabilito sulla base di condizioni oggettive dell’immobile elencate dalla Legge Regionale) e che comunque non dovrà essere incidente oltre il 16% sull’ISEE-erp;
3) i nuclei familiari delle aree dell’accesso (redditi ISEE-erp da 9001 a 14mila euro) e della permanenza (redditi ISEE-erp da 14001 a 35mila euro) che per un alloggio di medie dimensioni pagheranno un affitto mensile tra i 70 e i 500 euro, in funzione del reddito ISEE-erp e delle condizioni oggettive dell’alloggio.

“La nostra intenzione è di continuare a reinvestire nella casa" – ha spiegato Verga – "Tanto più ora che l’emergenza abitativa sta toccando livelli altissimi. La manovra cerca di portare, complessivamente, equilibrio e di garantire un’efficace destinazione dei proventi degli affitti”.

Nel bilancio 2009 sono infatti aumentati i fondi destinati per interventi a sostegno della locazione: il "Fondo Sostegno Affitti" - tipica forma di aiuto agli inquilini anche delle case private - è stato portato da 2.000.000 a 2.850.000 euro. Un importo di 3.100.000 euro - stanziato sotto la voce "Contributo affitto a famiglie in difficoltà" - verrà interamente destinato a misure di sostegno per gli inquilini in condizioni economiche difficili.

“Sono state confermate anche per il 2009 tre importanti misure: un aiuto alle famiglie numerose per l’acquisto della prima casa, un fondo di solidarietà per gli inquilini del patrimonio abitativo pubblico e un contributo agli studenti fuori sede in difficoltà nel mantenere l’affitto di un alloggio. Il tutto per complessivi 5milioni di euro. In sintesi" – ha concluso Verga – "nel bilancio 2009 i fondi destinati alla locazione, in tutte le sue articolazioni, sono pari a 24.250.000 euro, di cui 13.850.000 interamente a carico comunale, mentre i restanti sono finanziamenti statali e regionali. L’incremento rispetto al 2008 è di 2.650.000 euro. A questi si aggiunge la somma di 3.100.000 euro interamente destinata all’aiuto delle famiglie in difficoltà”.

 

SAN DONATO (MI)

 

PENATI ALLA FIRMA DEL PROTOCOLLO PER L'HOUSING SOCIALE A SAN DONATO

Alloggi per anziani, disabili e per le loro famiglie

Un progetto favoloso, unico nel suo genere, che potrebbe diventare il fiore all’occhiello della Lombardia e progetto pilota da imitare. L’amministrazione comunale ha voluto sostenere e valorizzare il progetto “Centro residenziale yabboq” presentato dalla stessa cooperativa sociale onlus Yabboq di San Donato Milanese.

In quest’area-laghetto troverà realizzazione una residenza integrata in grado di rispondere alle esigenze dei disabili e delle loro famiglie e per dare risposte più generali al fabbisogno sociale abitativo del territorio.

Sarà prevista infatti anche la realizzazione di alloggi per anziani, per ospitare famigliari dei ricoverati in ospedale, oltre ad altri servizi per disabili (comunità socio-sanitaria e centro diurno disabili), tra i quali la possibilità di sperimentare progetti di autonomia residenziale.

L’amministrazione comunale ha ritenuto questo progetto di grande rilevanza per la città decidendo di partecipare al bando indetto dalla
Provincia di Milano “Città di Città – progetti per l’abitare” che si proponeva di sviluppare il tema dell’abitare inteso come progetto territoriale integrato da leggere su scala sovracomunale, con offerta di servizi di sostegno alla residenzialità per le persone che si trovano in condizioni di particolare difficoltà, la gestione e la relazione con il contesto urbano di riferimento.

Il progetto dell’amministrazione è risultato vincitore tra le sei proposte presentate, ottenendo il maggior punteggio e il massimo finanziamento concesso, pari a 500.000 euro.

Per poter procedere agli ulteriori passi formali, l’amministrazione comunale siglerà presto un protocollo di intesa con la Provincia di Milano che definirà l’iter procedurale e le relative tempistiche, oltre all’erogazione delle quote di finanziamento. Alla presenza del presidente della provincia
Penati, il 16 gennaio si procederà alla sigla di questo protocollo che darà avvio a questo pionieristico progetto di “housing sociale”, il primo del genere in tutto il Nord Italia.

“Sono molto orgoglioso –dice il sindaco Mario Dompè della firma di questo importante Protocollo di intesa con la Provincia di Milano per il progetto di "Housing Sociale", e sottolineo che questo obiettivo è parte importante delle linee programmatiche del nostro mandato per la protezione delle fragilità sociali”.

 

REGIONE CALABRIA

 

COSENZA

 

È stato presentato al comune di Cosenza il progetto “La casa ritrovata” che prevede un corso di formazione per operatori pubblici e privati, in modo da poter comprendere e poi tentare di risolvere, i problemi degli immigrati. “Sono oltre 15.000 gli stranieri nella provincia di Cosenza. - ha affermato l’assessore all’immigrazione Francesca Bozzo - In città, nell’ultimo anno, vi è stato un incremento di residenti del 40%. È necessario risolvere al più presto e al meglio, uno di principali problemi di chi arriva da lontano per lavorare e vivere, quello di una abitazione decorosa e a costi sostenibili. Lavoreremo tutti insieme per arrivare alla creazione di una vera e propria “Agenzia sociale della casa” che si occupi di gestire il disagio abitativo attraverso la creazione di un fondo di garanzia per l’affitto”. Il progetto, illustrato dall’assessore Bozzo e dalla dirigente del settore Maria Rosaria Mossuto e finanziato dal dipartimento politiche sociali della regione Calabria, è nato in partnership con i comuni di Acri, Lappano e Rovito, con le associazioni Baobab e Kasbah e con la Fai (federazione associazioni immigrati).

 

REGIONE PIEMONTE

 

ATC TORINO

 

Il suo bilancio è in pareggio e il giudizio di FitchRating sul suo merito di credito è di “A” sul lungo periodo. Con questo si concludono le buone notizie per Atc Torino, gestore di oltre 30mila alloggi in tutta la Provincia. L’Agenzia di corso Dante esce da 18 mesi terribili, durante i quali ha perso finanziamenti per più di 56 milioni, risorse necessarie per l’acquisto di nuove abitazioni e la ristrutturazione di quei trecento alloggi sfitti perché troppo malmessi per essere affittati. Senza dimenticare i 75 milioni di euro di arretrati che ancora aspetta dai propri affittuari. «Per il 2009 - ha commentato il presidente Giorgio Ardito - non abbiamo messo a bilancio nemmeno un centesimo per l’acquisto di nuovi immobili. Quelle poche risorse a nostra disposizione le abbiamo dirottate tutte per la manutenzione e la messa in sicurezza del nostro patrimonio. Il nostro bilancio resta in pareggio, ma come dire: anche se l’operazione è riuscita, il paziente sta morendo».

L’Agenzia territoriale per la casa aveva puntato buona parte del proprio rilancio sui 12 milioni che l’ex ministro Di Pietro aveva promesso per l’edilizia popolare a Torino. «Soldi che ci avrebbero permesso di disporre di 300 alloggi in brevissimo tempo - accusa Ardito -. Il nuovo Governo, però, non ha confermato il piano. E i 12 milioni non sono mai arrivati». Pochi mesi, ed ecco arrivare la seconda mazzata per l’Atc: altri 44 milioni in fumo, tutti i contributi per il secondo biennio del piano dei “10mila alloggi”. «Non abbiamo trovato aree per la costruzione di nuove abitazioni popolari - ha continuato Ardito - e così non abbiamo potuto costruire 400 appartamenti, che almeno in parte avrebbero alleviato la fame di casa di cui è affetta tutta la Regione».
Nel bilancio preventivo 2009, gli stanziamenti dell’Atc per la messa a norma e la ristrutturazione degli alloggi ammontano a poco più di 15 milioni di euro. Briciole, se si pensa che per rimettere a nuovo il suo patrimonio servirebbero vent’anni e 389 milioni di euro, 69 dei quali soltanto per cambiare caldaie difettose, montare balconi a norma o rimuovere pannelli in amianto. Eppure, a ben guardare le pieghe del bilancio, 75 milioni ci sarebbero: quelli degli arretrati che i 10mila morosi dell’Atc - dei quali solo 109 sono stati sfrattati nel 2008 - devono ancora versare nelle sue casse.

«Rispetto al 2007 - ha sottolineato Ardito - abbiamo recuperato quasi 16 milioni di euro di morosità pregressa. Un record che prevediamo di battere quest’anno: su queste medie, il nostro credito sarà riscosso interamente entro il 2019. E fortunatamente la crisi non sta ancora facendo sentire i propri effetti, anche se nei prossimi mesi temiamo il crollo dei precari e le conseguenze della cassaintegrazione. Anche se è brutto da dire, la debolezza economica dei nostri affittuari (che pagano un canone medio di 93,94 euro) è così profonda che non può peggiorare».

 

CUNEO

 

 

Come ci si poteva facilmente prevedere, l’ordine del giorno sulle case popolari presentato dal leghista Claudio Sacchetto ha scatenato una lunge diatriba nella Sala del Consiglio comunale di Cuneo durante la seconda serata di lavori.

Il tema portato dal giovane esponente del Carroccio ha riscosso l’interesse della popolazione cuneese che molte volte si sente di serie “b” di fronte ai criteri con cui vengono stilate le graduatorie per l’assegnazione delle case popolari. Tanto se n’è parlato in questi mesi e non stupisce il fatto che questo delicato argomento sia stato portato in Sala di Consiglio da un’esponente della Lega Nord che da sempre si batte per dare maggiori chances agli italiani o comunque agli extracomunitari che da tempo hanno dimostrato una piena integrazione nel nostro territorio.

Spiega Sacchetto: “Le ragioni che mi hanno spinto a portare questo tema in Consiglio è la crisi imminente che da tempo si abbatte come la scure di Damocle sulle finanze dei cittadini. Cuneo certo non sarà risparmiata da tale crisi e quindi occorre ragionare in maniera differente su molte tematiche che stanno a cuore alla gente. Prima tra tutti la difesa delle fasce deboli della città, tra questi, ad esempio gli anziani che con le misere pensioni percepite devono sempre più speso far ricorso ad associazioni come la Caritas per poter arrivare alla fine del mese.  Sebbene abbiano contribuito per tutta la vita al bene dello Stato pagando le tasse, oramai si trovano letteralmente declassati e superati nelle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari rispetto ai nuovi arrivati, ovvero gli extracomunitari, che con la loro emergenza abitativa e la famiglia ricca di prole si ritrovano in cima alle classifiche".

Aggiunge il leghista: Questo fatto è notevolmente supportato dalla stessa legge regionale vigente che prevede che il requisito minimo per accedere alle suddette graduatorie sia quello di soli tre anni di attività lavorativa. In passato la creazione di questa case per le persone in difficoltà è stato uno degli strumenti a disposizione delle istituzioni che ha garantito di migliorare in modo considerevole le condizioni di vita degli italiani garantendo ad un gran numero di cittadini di accedere ad alloggi a basso prezzo. Con piacere ho potuto constatare che non è così in tutte le Regioni, la Lombardia, ad esempio,  prevede con il Regolamento 01/04 che, per presentare domanda di alloggio popolare il richiedente abbia la residenza o svolga attività lavorativa da almeno cinque anni. Dovrebbe risultare scontato il fatto che dovrebbe essere prerogativa delle istituzioni locali attivarsi affinché chi è più legato al territorio, quindi chi vi risiede da più tempo e come conseguenza ha contribuito per anni al benessere dello Stato pagando le tasse, abbia maggiore punteggio nelle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari. Per questo chiedo al sindaco Alberto Valmaggia e la sua Giunta di prendere in considerazione  l’attivarsi nei confronti della Regione Piemonte affinché quest’ultima innalzi il periodo minimo di residenza o attività lavorativa da tre a cinque anni per l’assegnazione degli alloggi di edilizia popolare, aumentando quindi le possibilità dei cittadini cuneesi di accedere alle abitazioni e a dar vita ad una commissione apposita come “Osservatorio Permanente Emergenza Casa”, come, è stato fatto con successo dal Comune di Novara. Questa commissione deve avere come finalità di proporre soluzioni in tale ambito che permettano di tutelare più efficacemente chi è residente da più anni prevedendo un punteggio che incida sulla graduatoria per l’assegnazione degli alloggi in base al numero di anni di residenza sul territorio”.

Grandi le polemiche innescatesi dopo l'esposizione di Sacchetto su un tema così importante per molti cittadini cuneesi. Non sono mancate le accuse di fare preferenze e distinzioni tra i cittadini cuneesi e gli extracomunitari.

 

Primo a contestare la proposta di Sacchetto il capogruppo di Rifondazione Comunista Fabio Panero: “Non è necessario cambiare il regolamento, basta vedere il metodo adottato nel Comune di Fossano in cui vi è trasparenza nelle assegnazioni. Inoltre, vorrei far notare al collega che al 31/12/2007 su un totale di 764 cittadini che hanno ottenuto la casa popolare solo 101 sono extracomunitari. Le case popolari sono un cavallo di battaglia classico per la propaganda politica, mentre non dovrebbero esserci differenze tra cittadini”.

 

“Occorre prestare più attenzione ai nostri anziani che vivono in condizioni di povertà e non hanno neanche più la forza di battagliare per avere ciò che gli spetta. Un cambiamento al regolamento per l’assegnazione delle case popolari risulta necessario, se ne potrebbe discutere in insieme in una commissione apposita”, aggiunge il consigliere del Pdl Riccardo Cravero.

 

“ Ho paura che modificare il regolamento, frutto di anni di lavoro - afferma il consigliere di maggioranza Giancarlo Isaia – possa portare uno stravolgimento eccessivo.  Solo quest’anno ci sono state 421 domande per ottenere la casa popolare, 54 di queste sono state rifiutate di cui 15 per mancanza del triennio lavorativo, 2 poiché al momento della richiesta non avevano un lavoro, 25 per il reddito, 6 per mancata residenza e 1 per decadenza del diritto alla casa. La vera soluzione sarebbe la creazione di altri edifici destinati all’edilizia popolare. Al momento questo si sta verificando in zona Donatello sud dove saranno ristrutturati 40 alloggi che si spera saranno disponibili da marzo altri 40 poi sono in fase di studio ma si pensa di vederli ultimati nel corso dello stesso 2009”.

 

“Da anni la destra cavalca questo argomento per fomentare le tensioni tra i cittadini. Tensioni che andrebbero, invece, appianate per il bene della società - spiega il capogruppo del Pd Mauro Mantelli -. Questo modo di agire è pericoloso e non corretto, come quando avevano messo in giro la voce che l’allora ministro Livia Turco voleva assegnare 300 euro agli extracomunitari, bugie che hanno il solo scopo di accrescere il razzismo nascente in Italia”.

 

Alle durissime accuse dell’avvocato Mantelli replica il consigliere di opposizione Giuseppe Lauria: “Non posso esimermi dal difendere il mio collega della Lega perché gli sono state messe in bocca parole mai pronunciate, attribuendogli un’accusa mal celata di razzismo. Pochi in questa Sala sanno davvero di cosa stanno parlando. Io ho vissuto 35 anni in casa popolare e i miei genitori ancora ci abitano, è, quindi, una realtà che conosco bene. I dati portati dal collega Panero non sono sufficienti perché  in quei  700 si contarono famiglie cuneesi, come i miei genitori che da anni vi risiedono, occorrerebbe vedere l’impennata verificatasi negli ultimi anni di case assegnate agli extracomunitari. Credo che il buonismo imperante in Italia troppo spesso chiuda gli occhi alla gente. Io credo fermamente nella reciprocità, come siamo trattati noi negli altri stati a cui appartengono gli immigrati nel nostro paese?”

 

L’ordine del giorno del leghista Claudio Sacchetto non è passato, ma tutti sono stati concordi nel riprendere questo tema in una commissione: alcuni cambiamenti al regolamento devono essere fatti, se ne discuterà ancora per trovare la soluzione ideale.

 

TORINO - Una società che cambia, impoverita, e dove la famiglia tradizionale è a rischio di "estinzione". Il nuovo Piano Casa 2009-2010,  approvato a fine anno (ma non senza polemiche), ha voluto rispondere al problema casa con strumenti nuovi. Non più solo case popolari, ma housing sociale. Una soluzione che ha creato non poco malumore  da parte della minoranza. "Il Piano Casa risponde all'esigenza di affrontare il problema casa con strumenti nuovi, a fronte del profondo mutamento della società italiana; - spiegano da Palazzo Civico - ceti che prima apparivano esenti da criticità oggi si trovano a difendere con difficoltà il proprio diritto all'abitazione. La risposta offerta dalla ‘casa popolare' oggi non è più sufficiente e il Piano casa, presentato dall'assessore alle Politiche per la Casa Roberto Tricarico, offre numerose alternative e strumenti innovativi per rispondere in modo adeguato ai diversi casi che si presentano negli uffici di via Corte d'Appello".

I dati - A Torino le case in affitto sono il 45%, il 19% in Italia, a fronte del 55% in Germania, del 38% in Francia e del 31% nel Regno Unito. Le abitazioni sociali in Italia sono il 4%, contro il 21% d'Oltremanica e il 18% della Francia. Il numero di abitazioni costruite con finanziamenti pubblici è sceso dalle 35 mila dell'85 alle 2.000 del 2004. Nel 2006 sono stati accesi 404.276 mutui per l'acquisto della casa. Nel 2007 è cresciuto del 7%o il numero di famiglie in difficoltà nel pagamento dei mutui. L'incidenza della spesa per il social housing è scesa in Italia sotto l'1% del Pil, contro il 2% della Francia e il 3 di Paesi come Svezia, Olanda e Regno Unito. Queste le premesse per una maggiore comprensione del problema casa in Italia e a Torino.

Il Piano Casa - Prevede oltre ad un incremento nel biennio di circa mille nuove abitazioni Erp (delle quali 300 reperite nel mercato privato e le restanti costruite ex novo su aree comunali dagli stessi uffici tecnici del Comune o dall'Atc), due nuovi alberghi sociali, in via Ivrea e in piazza della Repubblica, pronti entro il 2010. Prevista anche la costruzione delle tre nuove strutture collettive sociali: circa 500 posti per l'emergenza abitativa, per offrire soluzioni temporanee a coloro (stranieri e non) che siano in attesa di una stabilità abitativa. "Di particolare importanza anche l'applicazione della variante n°37 del Piano regolatore. - spiegano in Comune - Una variante adottata nel 2001 che prevede per interventi di ristrutturazione urbanistica o nuovo impianto superiori ai 4000 metri quadrati di slp di destinare il 10 percento della superficie eccedente a edilizia residenziale pubblica, percentuale sulla quale la città ha diritto di opzione all'acquisto". Un modo per garantire il mix sociale senza creare quartieri "ghetto". Previsti acquisti per circa 62 milioni di euro; 300 gli alloggi comprati nel biennio che sta terminando, altrettanti nel nuovo Piano. "Un risultato - ha dichiarato l'assessore Tricarico  - ottenuto grazie alla grande mole di lavoro che ci ha consentito di vincere i bandi regionali e nazionali".

Tra le novità del Piano, un'attenzione particolare alle persone sole e alle famiglie con un solo genitore, alle nuove famiglie in formazione e ai giovani. Tra gli esperimenti di mix sociale, l'opportunità per gli anziani che abitano alloggi popolari di subaffittare una stanza a uno studente, ricavandone un reddito utile a sostenere il costo dell'affitto. Infine, le contestate residenze collettive sociali: via Zandonai e via Somalia, e la trasformazione dello stabile di via Paganini 30, attualmente occupato da rifugiati politici, in un condominio sociale, alla cui realizzazione potranno partecipare gli stessi occupanti.

Albergo sociale, condominio solidale, residenza collettiva sociale: tre gradini di una lunga scala. La differenza fondamentale è nel periodo di permanenza. Albergo (a settimane), residence (a mesi) e residenza collettiva (ad anni): scalarità tipologica, edilizia e gestionale ma soprattutto la fornitura di servizi di qualità diversa. Premesso che sono residenze temporanee e "gradini" verso una sistemazione abitativa adeguata, vogliono essere una risposta ai bisogni legati alla fragilità sociale.

Albergo sociale: per periodi brevi, dalla settimana ad un massimo di 18 mesi. È rivolto a persone che per ragioni di carattere sociale, economico, familiare, professionale, vivono una fase di transizione o di momentanea difficoltà. Sono attività di tipo economico, non speculative, gestite da privati con costi di affitto contenuti e offerta di servizi e spazi comuni. In piazza della Repubblica 14 ci saranno 35 tra camere e bilocali, per un uso molto temporaneo, da 1 o 2 mesi al massimo; la gestione assegnata a metà dicembre alla compagnia di San Paolo.

Il residence sociale. Lo stabile di via Ivrea 24 ha una diversa impostazione. E' molto grande, sarà organizzato con 4 formule: dal campus per i giovani fuori sede (stranieri, universitari, dottorandi,  Erasmus, ecc.) ad offerte per famiglie trasferite per motivi di lavoro (magari per un periodo: non mettono su casa ma trovano lì un alloggio arredato) o ipotesi di convenzioni con imprese che abbiano personale fuorisede (la zona di via Ivrea è periferica rispetto al centro di Torino, ma è in una zona produttiva).  Il 20-25% delle camere è destinata a famiglie in situazioni di fragilità, segnalate dal comune: vengono sistemate in una struttura che è sul mercato, sono seguite da un servizio di accompagnamento sociale, rispetto alla casa e al lavoro. In via Ivrea vi saranno una serie di attività redditizie che, in una logica di scarso guadagno, permetteranno di avere delle tariffe più basse rispetto al mercato per la parte residenziale.  La residenza collettiva dovrebbe rivolgersi a chi non vuole o non se la sente di stare da solo.

Condomini solidali: Via Romolo Gessi: 30 bilocali, perfettamente ristrutturati. Piano terreno di servizi comuni, è interno alla categoria di servizi sociali. Mix sociale: 18 alloggi utilizzati da persone con più di 60 anni, 8 alloggi per periodi medio brevi per mamme con bambini. 2 famiglie più 20 volontari dell"associazione che gestisce il progetto.

Residenza collettiva. Vuole favorire l'autonomia abitativa con offerte di spazi e servizi condivisi per persone con fragilità sociale temporanea. Rivolta ad esempio, a giovani lavoratori o studenti in uscita dalla famiglia, anziani autosufficienti, migranti e rifugiati umanitari, persone sole. È una tipologia di edilizia innovativa, ancorata al quartiere con servizi rivolti alla generalità degli abitanti. Offre luoghi aperti ad attività sociali e culturali. Attività di tipo economico, non speculativo, gestite dal privato sociale. Via Zandonai e via Somalia sono residenze collettive più ampie, al cui interno ci sono residenze collettive sociali. Via Paganini, la più controversa, è solo residenza sociale. Ci sarà un recupero (forse auto recupero) di un'ex palazzina dei Vigili Urbani, occupata un anno fa da un gruppo di profughi del Darfur, attualmente seguiti da Emergency. Il progetto è rivolto ai giovani, italiani o stranieri. Una situazione controversa, ma che dall'occupazione illegale vuole dare una possibilità a persone che sono, a pieno titolo, sul territorio italiano. Nel piano per il social housing che il Comune ha inviato alla Regione, oltre alle citate residenze e alle attività di portierato sociale, vi è il progetto Stesso Piano gestito e finanziato dalla Compagnia di San Paolo, 3 residenze collettive sociali, più due iniziative analoghe dell'assessorato ai Servizi Sociali: il recupero di una cascina in un parco per una residenza collettiva sociale per persone in uscita dai presidi socio sanitari e degli alloggi con servizi destinati a mamme con bimbi.

 

VERBANIA

Sono 707 le famiglie in attesa di un alloggio di edilizia popolare nel Vco

707 è il numero delle famiglie residenti tra Domodossola, Omegna, Verbania e Villadossola che aspettano un alloggio popolare.
I bandi, dei quattro comuni, hanno confermato l’esistenza del problema.
Per questo l’Atc, l’agenzia territoriale per la casa di Novara e Vco, è al lavoro per mettere a disposizione in tempi rapidi 123 nuovi alloggi.
Il programma regionale prevede dei finanziamenti importanti per la costruzione di 10 mila appartamenti entro il 2012.

 

REGIONE PIEMONTE

 

In seguito al bando emesso nel luglio scorso e rivolto ai comuni piemontesi, sono 18 gli interventi ammessi al finanziamento della commissione di valutazione per il social housing esaminati dalla Regione Piemonte.

L’ ammontare del contributo regionale è di circa 9 milioni e 300 mila euro destinati ad un investimento complessivo di oltre 42 milioni.

I comuni interessati sono Alessandria, Asti, Novara, Torino e Vercelli. Beneficiari saranno una cooperativa, un’ impresa di costruzioni, due agenzie territoriali per la casa, sei Comuni, di cui due con più interventi. I progetti vedranno realizzati in totale 104 alloggi (di cui 82 mini), 5 micro comunità (totale 23 camere + 2 alloggi) e 4 resi denze collettive (49 camere).

Obiettivo degli interventi del social housing è la costruzione di alloggi sociali destinati alla locazione temporanea o permanente, con possibilità di riscatto. Fondamentalmente si vogliono proporre nuove forme gestionali finalizzate a sostenere modelli abitativi solidali.

Sergio Conti, assessore alle Politiche territoriali, dichiara: “Le residenze temporanee offrono una prima risposta alla perdita di stabilità dovuta a radicali mutamenti delle condizioni di vita, quali le trasformazioni dell’ organizzazione del lavoro, l’ irrigidimento del mercato degli affitti o le modificazioni dell’ organizzazione familiare. Queste residenze rappresentano inoltre una risposta a situazioni di difficoltà causate da sovraccarico di cura o alle necessità di persone in uscita da progetti di reinserimento sociale e in ricerca di autonomia. Se si aggiunge che tra i nuclei locatari in Piemonte una famiglia su quattro vive in condizioni di disagio economico, è del tutto evidente l’ importanza di una politica attenta a sostenere la realizzazione di
case in affitto a canoni moderati. I casi pilota di social housing vanno in questa direzione”.

L’ Italia è purtroppo il paese in cui c’ è la più bassa percentuale di alloggi sociali in affitto, meno del 5 percento, a differenza dell’ Olanda con una percentuale che arriva fino al 35 percento e l’ Inghilterra con un 18 percento, concludendo con la Francia che arriva fino al 17 percento.

 

REGIONE PUGLIA

 

Procedono i lavori della della S.T.U. Centro Storico Bisceglie S.p.a.

Nell’ attesa che si giunga alla definizione della perimetrazione dell’area di intervento, la S.T.U. sta procedendo alla acquisizione dei soli immobili di proprietà del Comune di Bisceglie

 

A distanza di un anno dall’approvazione della delibera di Giunta Municipale n. 361 del 28.12.2007, con la quale si disponevano la cessione alla S.T.U. Centro Storico Bisceglie S.p.a. delle particelle di proprietà comunali inserite nell’area di intervento, nonché l’individuazione degli immobili privati da stralciare dalla perimetrazione S.T.U. perché già recuperati oppure perché immobili i cui proprietari avevano manifestato una decisa volontà di restaurarli in proprio, l’area di intervento della S.T.U. Centro Storico Bisceglie S.p.a. è complessivamente mutata.

Grazie a questa delibera della Giunta Municipale, infatti , un numero rilevante di cittadini, proprietari di immobili inseriti nella perimetrazione dell’area d’intervento e soggetti ad esproprio per pubblica utilità hanno potuto dare l’avvio ad interventi di recupero dei propri immobili (da completare non oltre 18 mesi dall’inizio dei lavori) in quanto non più soggetti alle procedure di acquisizione da parte della S.T.U. Centro Storico Bisceglie S.p.a.

Per compensare parzialmente la STU degli immobili stralciati dalla originaria perimetrazione, la Giunta Municipale con delibera n.20 del 20.06.2008 ha espresso volontà di inserire nell’area di intervento della S.T.U. gli isolati del Centro Storico già destinati al recupero E.R.P. (Edilizia Residenziale Pubblica) e compresi tra via Sguazzone – via C. Colombo – vico dietro S. Matteo.

Nell’ attesa che si giunga alla definizione finale della perimetrazione dell’area di intervento, la S.T.U. sta procedendo alla acquisizione dei soli immobili di proprietà del Comune di Bisceglie (già identificati nella delibera del 28.12.2007) per intraprendere su questi degli interventi pilota che daranno inizio ad una azione di intervento che porterà al recupero e al riuso abitativo di ampie aree abbandonate del Centro Storico.

REGIONE SICILIA

 

MESSINA

 

Tre zone, tre aree da risanare, tre gruppi di cittadini che attendono una casa. Ma anche tre diversi ambiti di risanamento, con una sola destinazione, “contesa” da tutti ma che potrà accontentare pochi: i sessanta alloggi popolari di San Filippo. Così dopo gli abitanti di Fondo Fucile e Fondo Saccà, anche quelli di via Bisignano e Asilo Nido hanno fatto visita a Palazzo Zanca, in occasione della riunione della III commissione consiliare sul risanamento. E le risposte che hanno avuto non sono state poi così confortanti.

Le case di San Filippo, infatti, dovrebbero andare in parte a Fondo Saccà (35 alloggi) e in parte a Fondo Fucile (25), rispettivamente al primo e al secondo posto delle graduatorie dell’Ambito D e dell’Ambito E. Una “spartizione” che però non risolve il problema, e anzi ne crea di ulteriori: i baraccati di via Bisignano contestano il fatto di essere anche loro al primo posto di un Ambito, quello F, mentre c’è da superare anche lo scoglio burocratico di Rione Taormina, attualmente primo nell’Ambito E. Un passaggio che dovrebbe però essere risolto con la dichiarazione di emergenza abitativa per Fondo Fucile.

Quella che si prospetta è, ad ogni modo, l’ennesima guerra fra poveri che si consumerà sul tema del risanamento. Troppi abitanti per troppe poche case. L’assessore al risanamento Pippo Rao, che ha preso parte alla riunione della III commissione insieme alla dirigente Maria Canali, assicura: «L’amministrazione farà solo scelte tecniche, non clientelari come accaduto in passato. Per gli abitanti di via Bisignano c’è un progetto esecutivo da 4 milioni di euro per 46 alloggi per il quale attendiamo solo l’integrazione al finanziamento dalla Regione. Tutti protestano, ma su quegli alloggi di San Filippo non erano state fatte scelte in
passato».

Sulla questione interviene anche il presidente del Consiglio comunale Pippo Previti: «L’idea di realizzare incontri periodici, conferenze di servizi o cabine di regia tra Comune e Iacp rilanciata dall’assessore al risanamento Pippo Rao non può che essere condivisa, nonostante essa sia stata già proposta più volte nel tempo e poi dopo pochi mesi regolarmente naufragata. Ma questa necessaria e rinnovata richiesta di sinergie tra i due Enti non può dipendere – sostiene Previti - esclusivamente dai politici di turno (che possono cambiare) ma deve essere condivisa permanentemente tra gli uffici ed i responsabili di essi, proprio per risolvere sollecitamente le varie problematiche legate al risanamento ma anche per per evitare fallimentari epiloghi, come è avvenuto gli ottanta alloggi destinati ai lavoratori dipendenti di Villafranca e Saponara, o per gli alloggi ex ITIN di San Giovannello o per gli 88 alloggi di Fondo De Pasquale a Fondo Basile».

Previti aggiunge che «la pubblica denuncia presentata già un anno fa (gennaio2008) dallo scrivente, allora vice presidente provinciale del Movimento Cristiano Lavoratori, nella quale venivano elencate una serie di inadempienze da parte dei tecnici, rimane ancora oggi in tutta la sua attuale drammaticità. Ottantotto famiglie di Fondo De Pasquale a cui sono state date in custodia ,si sperava per un breve periodo, gli alloggi a loro destinati, si sono in buona parte trasferiti definitivamente pur mancando ancora l'elettricità, le aree di pertinenza non asfaltate e non ancora liberate dal pericolo delle lamiere, che possono abbattersi sulle strade con grave rischio per la privata e pubblica incolumità. Più volte ne è stata sollecitata la rimozione. Ma l’elemento più grave è che per colpa di qualcuno (progettista,tecnico??), che non ha previsto lo spostamento di un tombino delle acque bianche, non si è potuto realizzare uno stabile di 12 alloggi che andava a completare il corpo di fabbrica oggi esistente nella cui parete ovest fanno bella vista i forati ormai da più di un anno».

«I danni agli appartamenti costruiti – conclude Previti - sono notevoli (infiltrazioni di acqua piovana e umidità diffusa) e forse non scopriremo mai chi li pagherà. Oggi le pagano, purtroppo, quelle famiglie custodi di alloggi senza luce. Si realizzi quindi una cabina di regia con incontri settimanali; si rafforzi l’ufficio risanamento con ulteriore personale e sia dato il giusto riconoscimento economico, attraverso, se occorre, lavoro straordinario o specifici progetti obiettivo. Mentre i tecnici si attivino per e far realizzare quello che manca. Pasqua si avvicina».



MODICA (RG)

 

Prendiamo atto con soddisfazione della conclusione dell’iter concernente l’abbattimento degli scheletri a Treppiedi nord nell’ambito del Contratto di Quartiere e lo rivendichiamo come uno dei più importanti risultati acquisiti dalla mia Amministrazione e dalla gestione Campanella all’Istituto Autonomo Case Popolari". L'ex sindaco di Modica, Piero Torchi, rivendica i meriti del progetto, puntualizzando, per l'appunto, che si tratta di impegni e progetti del centrodestra che aveva governato la città. "Dispiace assistere a conferenze stampa i- dice - n cui anche chi faceva parte di quella amministrazione ha dimenticato che solo grazie alla nostra capacità, alla nostra intuizione e al nostro lavoro, oggi si può registrare questo risultato. Così come continuiamo sempre a ricordare ai cittadini che al momento del voto sul provvedimento il centro sinistra abbandonò l’aula e che il provvedimento fu votato solo grazie ai consiglieri del centro destra. Il tentativo di negare anche i fatti evidenti e di inquinare costantemente la verità à giunto al termine. Non si capisce inoltre come mai al tavolo della conferenza stampa non sono stati invitati gli altri deputati regionali e nazionali e soprattutto quei deputati, come l’on Drago, che hanno avuto un ruolo determinante nella soluzione della vicenda. Voglio interpretare l’assenza del Sindaco come un atto di coerenza e come la volontà di non essere comparsa all’ennesimo spot dell’MPA.

 

MESSINA

 

Risanamento. Ecco la suddivisione degli alloggi di San Filippo che da 60 potrebbero diventare 74

Secondo l’assessore Rao, l’acquisto dei 14 alloggi di San Filippo, oltre i 60 previsti, potrebbe essere la soluzione ideale. Meno convinta la delegazione di Fondo Fucile, Fondo Saccà e via Bisignano

«Con l’aggiunta di altri 14 alloggi a San Filippo la soluzione potrebbe essere risolta». Questa la dichiarazione rilasciata a caldo dall’assessore al risanamento Pippo Rao che questa mattina ha incontrato a Palazzo Zanca una delegazione dei baraccati di Fondo Fucile, Fondo Saccà e via Bisignano. Un’ipotesi quella avanzata dall’amministrazione e prospettata ai cittadini che tuttavia, come spesso successo, ha animato non poco i corridoi di Palazzo Zanca.

Terminato l’incontro, il presidente del consiglio Pippo Previti e i consiglieri comunali che hanno preso parte alla riunione, “off limits” per la stampa, sono stati immediatamente avvicinati da quanti, per buona parte della mattinata, hanno atteso nei corridoi antistanti l’ufficio del sindaco. In un paio di minuti i baraccati, divisi in piccoli gruppi, hanno avvicinato il consigliere di "riferimento" nella speranza di avere risposte e rassicurazioni.

Ecco dunque quanto emerso dal confronto. Sempre più concreta la possibilità che ai 60 alloggi di San Filippo se ne aggiungano altri 14 che il Comune potrebbe acquistare dalla ditta incaricata di costruire gli edifici, la San Filippo Immobiliare . Gli stabili, inizialmente destinati ad uso commerciale, tramite una variante al piano, potrebbero essere successivamente “convertiti” ad uso abitativo. Una soluzione quest’ultima che permetterebbe dunque all’amministrazione comunale di poter contare sul numero complessivo di 74 alloggi che, sempre secondo quanto emerso, andrebbero così suddivisi: 34 a Fondo Saccà, 20 a Fondo Fucile, 6 alle famiglie che attualmente occupano i locali dell’ex-Asilo Nido e i 14 “extra” a una parte degli abitanti di via Bisignano.

Numeri quest’ultimi che, secondo quanto dichiarato dal dirigente Maria Canale, prima di avere conferma necessitano tuttavia di precise verifiche: «I dati – afferma l’architetto – non sono ancora da considerare ufficiali. Prima di avere certezza sugli alloggi che effettivamente sarà possibile assegnare, è indispensabile attenzionare uno dopo l’altro tutti gli edifici». Una suddivisione che così come prospettata, interesserà i baraccati dei cosìdetti lotti funzionali dove, una volta terminato lo sbaraccamento, sarà possibile costruire nuovamente. A “bocca asciutta”, invece, i non aventi diritto. A tenere in considerazione le loro esigenze ci pensano però il presidente del consiglio Pippo Previti e il consigliere di Forza Azzurri Giuseppe Chiarella che invocano la legge 10/90: sulla base di quest’ultima, infatti, coloro che sono stati colpiti da sfratto amministrativo, hanno diritto ad uno riserva del 10% sugli alloggi costruiti dall’Istituto Autonomo Case Popolari (Iacp) con fondi ordinari. Per i rappresentanti comunali la soluzione ideale potrebbe essere rappresentata da San Giovannello: «Siamo pienamente solidali con la linea seguita dall’amministrazione – afferma Chiarella – ma è necessario non mettere in secondo piano le esigenze di quanti, pur non rientrando in graduatoria, potrebbero comunque godere del loro diritto alla casa».

Dello stesso avviso il Pippo Previti che aggiunge: «Bisogna fare il possibile affinché il complesso di San Giovannello vada terminato, in modo da soddisfare anche le richieste dei non aventi diretto». Al momento, infatti, nell’area in questione sono presenti soli gli “scheletri”. Il progetto iniziale prevedeva la costruzione di 210 alloggi, ma il fallimento della ditta che aveva in appalto i lavori, ha bloccato la situazione, permettendo l’innalzamento solo di un primo lotto comprendete 75 abitazioni.

Come detto però  nei corridoi di Palazzo Zanca non sono mancate le lamentele: ad esempio quelle di alcune famiglie di via Bisignano cui sembra non andare tanto a genio l’assegnazione degli stabili dei 14 alloggi “extra” di San Filippo siti a pian terreno da poter convertire, come detto, ad uso abitativo. Insoddisfazione che gli abitanti hanno fatto presente non solo ai consiglieri comunale ma anche all’architetto Canale e all’assessore Pippo Rao.

 

Messina, emergenza abitativa: bando per l’assegnazione in locazione provvisoria

 

E' stato predisposto dall'assessorato al Risanamento il bando per l’assegnazione in locazione provvisoria di alloggi nel Comune di Messina, assunti in locazione o di proprietà dell’Amministrazione Comunale e/o dell’Istituto Autonomo Case Popolari, a nuclei familiari in situazione di emergenza abitativa.

In attuazione di quanto previsto con la delibera di Giunta municipale n° 783 del 16 ottobre 2008, pubblicata all’Albo Pretorio ii 18 ottobre 2008, è stato indetto il bando di concorso pubblico per l’assegnazione in locazione provvisoria, per la durata di ventiquattro mesi, salva possibilità di proroga, previa formulazione di una graduatoria, in periodico aggiornamento, redatta ai sensi del D.P.R.n° 1035/72 e successivi aggiornamenti.

Il bando non ha pertanto termini di chiusura per la presentazione delle domande che, come previsto dalla delibera di Giunta Municipale dovrà avvenire, annualmente, dal 1° novembre al 31 dicembre, per la graduatoria che avrà validità sino al 31 agosto dell’anno successivo e dal 1° maggio al 30 giugno per la graduatoria che entrerà in vigore dal 1° settembre.
I cittadini interessati a concorrere all’assegnazione di un alloggio, che versino in condizioni di disagio abitativo e siano in possesso dei relativi requisiti, dovranno presentare domanda al Comune di Messina, sul modulo predisposto, entro il termine di giorni 45 (quarantacinque) dalla data di pubblicazione all’Albo Pretorio. Per ulteriori informazioni consultare il sito www. cittadimessina.it. al link "news"

 

REGIONE VENETO

 

PADOVA

 

E' stata pubblicata dal Comune di Padova la graduatoria provvisoria relativa alle domande per l'assegnazione di alloggi di Edilizia residenziale pubblica (Erp) in base al bando per l'anno 2007. A conti fatti, secondo l'assessorato alla Casa, dovrebbe trattarsi di oltre duecento alloggi.

Nella graduatoria ci sono 1.967 nominativi: gli altri che hanno presentato domanda sono stati a vario titolo esclusi. Per conoscerne i motivi gli interessati possono rivolgersi all'Ufficio Casa del settore Patrimonio, partecipazioni e lavoro.

Un'avvertenza rima di iniziare la consultazione della graduatoria: l'elenco fornito è in ordine alfabetico e non in ordine di punteggio.

Come prevedibile, è sempre maggiore il numero degli stranieri che presentano domanda ed entrano nella graduatoria.

Tutti gli elenchi sono esposti all'Albo pretorio del Comune di Padova fino al 10 febbraio 2009 e copie per la consultazione sono a disposizione nei seguenti uffici: Ufficio Casa in via Nicolò Tommaseo 60 (terzo piano, scala A); Centro servizi territoriale (Est); anagrafi di quartiere; Urp di Palazzo Moroni; sedi dei sindacati di categoria.

Eventuali ricorsi - sia per la graduatoria provvisoria sia per l'esclusione - vanno presentati all'Ufficio Casa o al Protocollo generale del Comune di Padova dall'11 febbraio al 12 marzo 2009.

Da tener presente che il bando per l'assegnazione di alloggi Erp per l'anno 2008 scade il 27 gennaio prossimo.

Un aiuto per l'affitto - E' stato portato da 860 mila a un milione di euro il fondo per gli affitti messo a disposizione dal Comune, che si aggiunge a quello già previsto dalla Regione. In questo caso c'è tempo fino al 6 febbraio per la presentazione della richiesta. Bisogna essere titolari di un contratto d'affitto ed avere un Isee (cioè l'indicatore di situazione economica) al massimo di 14 mila euro. Per compilare la domanda bisogna fissare un appuntamento telefonico con un Caaf (un centro di assistenza fiscale). L'elenco delle strutture convenzionate con il Comune è disponibile sul sito internet Padovanet. In questo caso informazioni più precise si possono ottenere dal settore casa, allo 049.8204351. .

 

ATER AZIENDA TERRITORIALE

PER L’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA

DEL COMUNE DI ROMA

Relazioni Esterne, Comunicazione ed Immagine

 

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

 

ATER: rinnovato protocollo d’intesa con Sindacati inquilini

 

L’ATER del Comune di Roma comunica che, in data odierna, è stato sottoscritto il nuovo protocollo d’intesa con le Organizzazioni Sindacali rappresentative dell’utenza (Sunia,  Sicet, Uniat-Uil, Unione Inquilini, Feder Casa, Ania, Asia, Assocasa).

 

In base al nuovo protocollo d’intesa sottoscritto tra l’ATER del Comune di Roma e le Organizzazioni, l’Azienda si impegna, tra le altre cose, ad informare le Organizzazioni sulle questioni di interesse generale, relative ai rapporti con l’utenza; l’Azienda e le Organizzazioni, inoltre, si impegnano alla stipula di appostiti protocolli d’intesa, per l’aggiornamento e la revisione dei regolamenti che disciplinano i rapporti con l’utenza e per la definizione di modalità e procedure relative alla regolarizzazione contrattuale, amministrativa e contabile dell’utenza stessa.

 

Nel contempo, si è concordato di dare attuazione alla nuova legge regionale, in base alla quale potranno partecipare al Comitato inquilini le Associazioni che presenteranno un minimo di 500 deleghe, distribuite su almeno 6 diversi Municipi.

 

 

 

Roma, 15 gennaio 2009

 

 

 

 

 

 

 

Daniele De Luca - relazioni esterne ATER del Comune di Roma

Lungotevere Tor di Nona, 1  00186 ROMA – d.deluca@aterroma.it  -  348 4927237

 

SUNIA

di Roma e Lazio

 

SICET

di Roma e Lazio

 

UNIAT-UIL

di Roma e Lazio

 

FEDER.CASA

di Roma e Lazio

 

UNIONE INQUILINI Federaz. di Roma

 

 

 

 

 

 

 

Roma, 24 novembre 2008                                  

 

 

 

Al Presidente ENPAM                       

Prof. Eolo Parodi                               

 

Al Direttore Generale                         

Dott. Alberto Volponi             

 

 

 

 

 

Facendo riferimento alle questioni affrontate nell’incontro sull’applicazione delle procedure di sanatoria delle occupazioni senza titolo e sui canoni da Voi richiesti per i contratti rinnovati ai sensi dell’art. 3 comma 1, Vi sollecitiamo una urgente convocazione per definire una soluzione concordata.

Nel contempo si richiede che la sospensione delle convocazioni per la stipula dei contratti sopra citati venga estesa anche ai contratti relativi alle occupazioni senza titolo.

In attesa Vostro gentile riscontro Vi inviamo cordiali saluti

 

SUNIA

P. Ranieri

SICET

M. Savignano

UNIAT

P. Behamann

UNIONE INQUILINI

G. Lanciano

FEDER. CASA

G. Pascoletti

 

 

 

CONTRUBUTO ALL 'AFFITTO

Contributo all'affitto

PUBBLICATO IL NUOVO BANDO PER IL CONTRIBUTO ALL'AFFITTO.
E' stato pubblicato il nuovo Bando per il contributo all'Affitto, da parte del Comune di Roma, relativo all'annualità 2007, in sostituzione del precedente Bando, che è stato annullato, in quanto ripetitivo dell'annualità 2006.
Le persone che hanno già presentato domanda relativa al 2006, potranno integrare la stessa con il modello ISEE redditi 2007 e con le tre ricevute del pagamento dell'affitto inerenti l'anno 2007.
Sarà, quindi, possibile presentare nuova domanda per tutti coloro che non l'avevano presentata, la scorsa volta, perchè non ne erano a conoscenza oppure perchè hanno iniziato un rapporto locativo proprio nel 2007.  
La scadenza, per la presentazione della domanda o per l'integrazione della precedente domanda, è il 5 maggio 2009.
Le nostre sedi sono a disposizione per la verifca dei documenti e per la presentazione della domanda che va fatta tramite raccomandata A/R oppure tramite le organizzazioni Sindacali degli inquilini, tra cui la nostra.

notiziario LAZIO

E così per molte famiglie nel Lazio, la casa è un bene inaccessibile. È la fotografia scattata da uno studio del Cresme Ricerche, sulla questione abitativa nel Lazio presentato ieri al convegno «Il ruolo della Cooperazione per una politica sociale della casa», organizzato da Confcooperative-Federabitazione Lazio, alla presenza del sindaco Alemanno e dell'assessore alle politiche della casa della Regione, Mario Di Carlo. «Nel Lazio - osserva Carlo Mitra, presidente di Confcooperative Lazio - 47 mila famiglie non sono in grado di acquistare o affittare una casa a costi sostenibili. Si evidenzia che più del 30% di queste è costituito da giovani coppie. Il disagio che ne deriva travalica l'aspetto economico e si ripercuote sulla coesione dell'intero sistema sociale». «La domanda nel settore abitazione non accenna a riprendere quota, al significativo calo dei prezzi (-10% a Frosinone, -6,5% a Viterbo, -5,5% a Roma e -0,5% a Latina) pesa ormai in maniera insostenibile l'inadeguatezza di politiche abitative capaci di rispondere a delle tipologie di consumatori profondamente mutate», sottolinea Luigi Di Fazio, Presidente di Federabitazione Lazio. Per Alemanno, bisogna approfittare della crisi per intervenire sull'emergenza. «Questo è il momento giusto - ha spiegato Alemanno - perché la crisi in atto e il costo del denaro molto basso offrono delle opportunità di cui bisogna approfittare». Alemanno sottolinea poi la necessità «di aprire un tavolo di confronto tra Comune di Roma e Regione Lazio per elaborare un piano casa». Dal canto suo Mario Di Carlo ha ribadito le tre linee di intervento attuate dalla Regione per far fronte all'emergenza: il sostegno all'edilizia agevolata per gli affitti calmierati, le cartolarizzazioni degli immobili degli enti previdenziali e il sostegno a chi non riesce a far fronte ai mutui stipulati.

 

Lariano - Consegnato a Lariano un altro alloggio popolare ad una famiglia in graduatoria. Continua il lavoro dell'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Raffaele Montecuollo, in sintonia con il personale dell'Ater rendendo disponibile un'altra casa di via 28 agosto. Nella mattina di venerdì scorso l'Assessore Stefano Calvani ha incontrato la famiglia avente diritto e ha consegnato le chiavi del nuovo alloggio, prima occupato abusivamente da chi non aveva alcun titolo. Soddisfatto lo stesso Calvani che ha evidenziato «Ci tengo a precisare con molto orgoglio e soddisfazione che l'Amministrazione non si fermerà qui e andrà avanti fino in fondo. Abbiamo altri appartamenti da liberare e da consegnare a quelle famiglie che hanno legittimo diritto nel rispetto della graduatoria, che gli uffici comunali hanno predisposto. Invito pertanto – ha aggiunto Calvani – tutti coloro i quali avessero occupato senza titolo un qualsiasi appartamento a lasciarlo spontaneamente e riconsegnare le chiavi evitando così le ripercussioni legali e amministrative collegate all'occupazione abusiva».

L'Assessore ha poi ricordato che c'è sempre possibilità di presentare le domande e che la graduatoria è aperta. «Invitiamo tutti coloro che lo ritengo di presentare richiesta presso l'ufficio case popolari del Comune, questo ci servirà anche per monitorare quotidianamente l'effettiva necessità di alloggi di Edilizia Residenziale Popolare e per realizzarne altri con fondi sovracomunali». Sulla necessità di nuove costruzioni interviene anche il primo cittadino. «Il Comune di Lariano – ha detto Montecuollo – ha messo in atto tutte le procedure per richiedere risorse economiche regionali e nazionali necessarie per costruire altri alloggi abitativi, noi siamo da subito pronti per mettere a disposizioni dei terreni».

«Ringrazio – ha concluso Calvani – i tecnici e i funzionari dell'Ater, i Carabinieri, i Vigili Urbani, gli operai del comune e gli impiegati degli uffici preposti che, ognuno per le proprie competenze, stanno lavorando con lo scopo finale di far rispettare le regole».

 

ATER di Roma

Tre aree a Primavalle, una a Montesacro vicino a viale Jonio e un’altra, per 102 appartamenti, a Torre Spaccata. E ancora: un’area alla Bufalotta, una al Tiburtino III, una alla Pisana e un’ultima al Trullo. In totale una stima per 461 appartamenti ai quali ne vanno aggiunti 2.086 che l’Ater vuole realizzare su terreni individuati dal Comune come compensazione per la grande area agricola di Casal Giudio che la Regione ha recentemente vincolato. E’ questa la risposta dell’Ater all’emergenza casa.

A tre giorni dall’annuncio della Regione Lazio di un investimento per 5.700 appartamenti con 274 milioni il presidente dell’Ater Luca Petrucci, alla presenza del Dg Carlo Maltese e dell’assessore regionale alla Casa, Mario Di Carlo, ha presentato una delibera approvata dal Cda dell’azienda che contiene le proposte per l’edificazione di case popolari su terreni della stessa Ater.

“Proponiamo al Comune di Roma- spiega Petrucci- una serie di aree di nostra proprietà sulle quali è possibile edificare. Si tratta di aree destinate a verde e a servizi pubblici attualmente molto degradate per le quali chiediamo una variante che possa consentire la costruzione di case popolari e la riqualificazione del territorio”.

In particolare, spiegano i tecnici dell’Ater, se comune e Regione concedessero la variante si potrebbe edificare al 15% circa le aree proposte e creare complessivamente 2.500 appartamenti. Quasi 2.100 potrebbero essere ricavati da aree individuate dal Comune in compensazione del grande terreno dell’Ater di Casal Giudio, per il quale Petrucci ha ricordato il ricorso al Tar vista la compensazione data ai privati ma non all’azienda. Altri 461 sarebbero divisi nelle aree individuate dall’Ater sulle quali la superficie di verde resterebbe maggioritaria rispetto alla situazione attuale.

Durante la conferenza stampa sono stati presentati alcuni progetti che prevedono l’edificazione di palazzi di altezza pari a quella delle case vicine su una piccola porzione dei terreni individuati. Gli alloggi previsti sarebbero di dimensione standard per una famiglia di tre persone per una media di circa 75 metri e andrebbero a garantire un appartamento a circa 7.500 persone. “Vogliamo realizzare il tutto in tempi umani- conclude Di Carlo- prevediamo 18-24 mesi di lavori dal via libera definitivo”.

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